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05 giugno

Preghiera

Dicono in giro che parlare al passato di qualcuno sia il primo segno di accettazione della sua scomparsa. I ricordi iniziano quando capisci che sono momenti irripetibili, piccoli attimi di vita, che legati insieme raccontano una storia, talvolta due o più. La felicità di una persona si conquista con i piccoli gesti, e, quando meno te lo aspetti, diventi dipendente da quella felicità, schiavo di un' abitudine che non stanca mai. I pomeriggi trascorrono più veloci quando si è in due, quando alla tua voce ne fa eco un' altra, di pari intensità e diversa lingua, a riempire un silenzio assordante. Sono le coccole, le carezze e gli sguardi. Piango di lui ciò che mi è tolto, le braccia magre, la fronte, il volto.


Dicono che quando in una casa abita un gatto nero, è segno che ci sia amore, tanto amore. Forse è proprio quell' affetto incondizionato, che mi ha reso quello che sono.


A un amico, un fratello, uno degli individui ai quali ho voluto più bene al mondo.


Ciao Chopy, ci rivedremo, un giorno, in paradiso.




YouTube - Preghiera in gennaio fabrizio de andrè
  

04 marzo

Flush

Quando chiesi a mio padre "cosa c' è alla fine del mondo?"
mi prese in spalla e rispose, con tono caldo e profondo.

"Osserva figliolo, fin dove il tuo sguardo si riresce a posare, a metà tra le nuvole e il mare.
Laggiù ci son uomini alti come bambini, la loro ombra, a confronto, li fa sembrare dei nani".

Alto sui naufragi, dal bel vedere delle torri,
dalle spalle di mio padre volevo toccarli;
con gli occhi socchiusi, all' altezza del sole,
cercavo di cogliere quel segreto speciale.

"Alla tua età sognavo mondi diversi, con mille colori e dialoghi in versi,
fiumi di azzurro tra distese di verde, guardando di notte la luna e le stelle."

Le mie mani stringevano immagini distanti,
mi divertivo a spostarle e seguirle sfuggenti.


Tolsi gli occhiali scuri a mio padre,
senza un cenno del capo rimase a guardare:
la luce diretta non gli fece alcun male,
le sue palpebre grandi non si chiusero al sole.

"Non conosco il luogo dove tramonta la terra, nè dell' arcobaleno i cristalli di pioggia.
Il mio mondo finisce dove la mano si poggia"




Ricordo quei giorni con mente sognante, quando egli era l' eroe più grande.
Lo credevo invincibile, il più grande guerriero, colui che può vincere ogni avversario.

Il suo inganno più grande, gli occhiali neri da sole,
celavano la verità per un figlio speciale.

Li conservo oggi, come un tesoro regale,
la finestra sul mondo del mio più grande ideale.

11 gennaio

Tributo

   
 
Ricordo i pranzi della domenica di quando ero bambino, e la casa di mio padre profumava di pasta al sugo e vinile.
Ricordo le tue parole sussurrate dallo stereo nel salotto accompagnate dalle labbra di mio padre, affinchè potessi anche io comprenderne il senso.
Mi hai tenuto per mano nei momenti più tristi, perchè la tua musica è per le "anime salve".
Hai ispirato ogni mio giorno ed ogni mio pensiero.
Stasera, come ogni sera, ascolterò la tua voce che canta nel vento, chiuderò gli occhi e cercherò di renderti omaggio, a modo mio.
Sei il più grande poeta che la gente abbia mai avuto.
Grazie, di tutto.
 
Ciao Fabrizio.
 
 
 
"Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile"
-Fabrizio De André
 
02 dicembre

Candle in the wind

Lei è bella, come una Venere di Milo, forse con un paio di braccia in più e un pò meno tette. Porta i suoi diciassett' anni in uno zaino Invicta sui banchi di scuola, contaminandoli con birra e sigarette, perchè il sesso è ancora un tabù. Chi conosce Giada sa che stiamo parlando di un' adolescente con la A maiuscola e tutte le vocali al loro posto, una di quelle che scrive "perchè" in forma estesa e dice ancora "ti voglio bene" per intero. Accarezza con una mano la penna e con l' altra la superfice liscia del foglio, non è la prima volta che scrive, ne sarà stata l' ultima. Le parole rimbombavano pesanti e stanche nella sua testa, i suoi occhi da ragazzina stanca confermavano questa immagine. Guarda la penna, il foglio e poi di nuovo la penna. Sua madre la chiama "incapacità di focalizzare l' attenzione", i medici la chiamano "adolescenza". Tra i capelli neri che coprono le orecchie si fa strada una musica elettronica con ritmi sincopati. Pause, battiti, impulsi e voce. Distrattamente le sue labbra accompagnano la melodia, mentre lo sguardo continua a vagare. Ha vissuto i suoi diciassette anni in bilico tra i suoi capelli e il colore del rossetto, senza mai sporgersi al dilà delle sue ciglia chilometriche. Ha visto il suo mondo cambiare sotto una pioggia sottile di novembre, di quelle che fanno cantare a squarcia gola e che ci illudono che non ci sarà mai sole nel futuro. Due ragazzi e una ragazza si sono persi in quegli occhi così chiari che è impossibilie ricordarli per bene. Un "ti amo", un perdono e mai un "ti odio", solo uno squallido "addio" pronunciato tra i denti, nato dal rancore che solo una donna può serbare. Batte ripetutamente la penna sul foglio, cambia canzoni sull' iPod per non ricominciare a piangere e di nuovo a fissare il nulla.

Il giorno in cui Giada conobbe l' amore il sole splendeva sui banchi di scuola, portati all' aperto per una lezione di disegno dal vero. I suoi ricordi hanno il profumo dei fiori di ciliegio e di dopobarba adidas. Lui è un bellezza da osservare, di quelle che a prima vista neanche noti, ma col tempo non puoi fare a meno di fissare come contrasti bene il nero della sua barba incolta  con gli occhi color ghiaccio. Era una primavera imprecisata tra il vuoto lasciato dalle torri gemelle e l' Italia campione del mondo, il professore spiegava come disegnare un albero con fiori e le loro mani si sfioravano appena.
" Mio padre ha trovato lavoro in un' altra città.. dobbiamo trasferirci al nord prima che inizi l' estate" avrebbe detto lui due mesi dopo quella giornata, tra un tiro di sigaretta e l'altro
"...ricorderò per sempre il tuo profumo e il sapore dei dolci che prepara tua madre.." avrebbe risposto lei singhiozzando di nascosto da sotto le sue braccia.

Un battito di sopracciglia e un lacrima bagna le poche righe scritte sul foglio. Quando riporti i tuoi ricordi su carta è come se facessi spazio nel tuo cuore. Credeva particolarmente in questa frase, ogni volta si ritrovava a scrivere i suoi dispiaceri, le sue angosce e le sue paure, con la speranza di far spazio ad un futuro migliore, di quelli che talvolta si aspettano per una vita intera. Rilegge i fogli già scritti, intrisi di inchiosto e lacrime, rilegge i suoi vecchi problemi e ride di se stessa, di come era così immatura e di come adesso fosse cambiata. Perchè è questa l' illusione dei suoi diciassette anni. Si accarezza i capelli con mani sudate, la ricrescita inizia ad essere evidente, e il bianco della base la risveglia da quell' illusione di giovinezza. Quei giorni che ha perduto a rincorrere il vento, a chiedere un bacio e volerne altri cento. La luce nella stanza perde brillantezza assieme ai suoi occhi, che si ricoprono di una sottile patina opaca all' altezza dell' iride. Le rughe sulle mani tornano evidenti, come quelle del viso. In un sospiro che sembra lungo cent' anni ha rivissuto i suoi anni d' oro, vissuti proprio come avrebbe voluto: bruciando con una luce immensa, per non spegnersi lentamente.
30 novembre

Killer

Mi hanno insegnato a lavorare in maniera metodica, fin da quando ho aperto i miei occhi sul mondo. Ho imparato a svolgere delle azioni sequenziali distinte, definite, senza possibilità di errore o di minima sbavatura. Inquadratura, messa a fuoco, calcolo dell' esposizione, scatto. Quattro semplici operazioni sequenziali, che  racchiudono l' essenza di un arte. Mi hanno insegnato a osservare il mondo, a notarne i minimi particolari, le zone di luce, quelle d' ombra, le figure statiche e quelle dinamiche. Ho imparato a distinguere il bianco dal nero in ogni tonalità di grigio, riesco a leggere ogni sfumatura cromatica in toni di grigio. Sono stato convocato
per immortalare i momenti più importanti nella storia, sapevo trasmettere emozioni attraverso un' immagine come nessun altro al mondo. Inquadratura, messa a fuoco, calcolo dell' esposizione, scatto. La mia vita era ridotta a queste quattro operazioni fondamentali, perchè quando si è fotografi lo si è anche nella vita. Inizi a osservare la realtà da un occhio diverso, spostando i piani di fuoco per dare più o meno importanza alle cose. Tutte le persone che hanno osservato le mie immagini almeno una volta, sono state prodighe di complimenti, nelle numerose mostre che ho allestito c' era un silenzio assordante: ogni persona si immedesimava nello
scatto che stava osservando con tutta se stessa, talvota fino al perdersi al suo interno. "Riesci a narrare un' intera esistenza in una sola immagine", "complimenti, non ho mai visto foto come queste", "hai una tecnica splendida"; questi erano i commenti che di solito mi lasciavano le persone, queste parole ormai fluivano sul mio corpo senza intoppi, non riuscivano più a suscitarmi nessun sentimento. Gratitudine, simpatia e cortesia si erano tramutati in noia, ogni persona con la quale mi relazionavo diventava improvvisamente muta: osservavo il moversi sinuoso delle sue labbra, abbinato ai movimenti lenti o frenetici dello sguardo. Non avevo più bisogno di ascoltare nessun suono, per me il mondo divenne una serie di immagini in successione. Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare? Si vostro onore, ma li voglio più grandi. Due colpi di pistola esaudirono il mio sogno, uno per orecchio. Precludendomi il mondo dei suoni, la mia vista sarebbe stata ancora più acuta. Non ci volle molto per ottenere i risultati sperati, le mie immagini divennero sempre più piene di vita, talvota più vive della realtà che avevo per soggetto. Si sa, nel mondo moderno prima o poi tutti gli uomini di grande abilità devono fare i conti con i potenti. L' incontro avvenne in un pomeriggio di autunno, al tramonto su un lago di foglie ingiallite, era il primo pomeriggio di un qualsiasi giorno di ottobre, e stavo ricevendo il mio primo incarico da assassino. Sono convinti che
il mio modo di lavorare e di vedere le cose sia sprecato per delle semplici fotografie, essendo sordo non avrei avuto distrazioni uditive e avrei focalizzato tutta la mia attenzione sul bersaglio. Avevo in me il dono del cecchino e avevo perso troppo tempo in futili interessi.
Il mio jackpot non aveva un nome, ne una famiglia o un lavoro, almeno non lo aveva ai miei occhi. Era un punto in movimento frenetico su una superfice piana, immerso in una serie infinita di altri punti in spostamento indipendente. Inquadratura. La zona d'azione è vasta, la sala grande della borsa è un ambiente che offre infinite possibilità di nascondersi, devo ricercare dei percorsi obbligati nei quali potrebbe muoversi. Messa a fuoco. Ecco il mio bersaglio, è più statico di quando pensassi, sembra quasi un centro gravitazionale per i punti circostanti in movimento. Calcolo dell' esposizione. I suoi spostamenti lenti mi permettono di avere più
tempo per inquadrarlo, devo essere rapido ma non troppo, o rischio di anticipare le sue mosse, la luce è ottima è impossibile fare calcoli errati. Scatto.
 
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Papriikaha scritto:
Solo oggi ho scoperto il tuo blog...e sono senza parole,ma non per la bravura nello scrivere,che come dicono tutti nei vari commenti non si nasconde, ma da quanto poco ti conosca ancora. In ogni storia un pezzettino di te viene fuori e torna ad oscurarsi nella trama...riuscirò mai a conoscere davvero Mirko?
4 Mar.
Figurati!!!!!
21 Lug.
Luxferoha scritto:
guarda che partecipo a nome tuoooooooooooooooooooooooooooo xD!!!
6 Lug.
cristianaha scritto:
Merkkkkkkk!
Hey oggi sono passata quì con calma
e mi è sorta spontanea una domandaSarcastico
ma perchè studi architettura????
Imbarazzato perchè non coltivare questa  bellissima dote??
un beso a presto
29 Giu.
Mister Noha scritto:
solo oggi scopro il tuo myspace :P
un pochino povero in grafica ma ricco di contenuto ;)
un saluto ;)
7 Mag.
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